Visualizzazione post con etichetta Poesia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Poesia. Mostra tutti i post

venerdì 30 settembre 2011

Kerana Anghelova, "Scongiuro "

A Marta Deianova

Prima di sentire lo sparo
lei già cade
Le sue ali di madreperla tuttora
sono protese
nelle direzioni dell’alba e del tramonto
Tuttora
il suo occhio affilato come un ago di diamante
è puntato verso un’eternità remota
Attraverso lo sguardo dell’uccello fa capolino
un’adorata saggezza antica
fa capolino
La Creazione del mondo
fa capolino
la nostra essenza di alati
lo sparo tracotante echeggia

Dalle sommità delle penne scintillano
cascate di luce
E un corto strillo Dio geme

Sopra lo scheletrino bianco
sopra la propria tristezza
da un passato non illuminato
a mente pronuncio

durante tutti i tempi del Tempo
sopra tutti gli scheletri bianchi
delle nostre ex canzoni

fino alla canzone successiva
fino alla successiva eternità
uccello


Dalla raccolta di poesie “Katokala – il nome della farfalla”, Ed Snazi, 2006
Per gentile concessione dell’autrice

© Traduzione di Vessela Lulova Tzalova e Marco Bazzato

Kerana Anghelova, "Il dolore"

Il mio dolore è
Rosa senza spine
Dall’esterno
Dall’interno è
Spine senza rosa
Il dolore

Chi può raccontare
La rosa a mente
Chi può raccontare
Le spine a voce


© Traduzione di Vessela Lulova Tzalova e Marco Bazzato

Kerana Anghelova, "Le belle parole"

Le disse
Quando ti vidi per la prima volta
Il mondo si mosse ritroso
Le donne si allontanarono
Muovendosi al contrario – all’indietro
Gli uomini si sono inchinati per ultimi
E il solstizio d’estate
Del mio amore
Ha dorato il mio sguardo assonnato
E ti svegliò
Principessa da un sonno di cent’anni

Le disse molte altre cose
Furono belle e la sua tristezza aumentò
Le belle parole sciupano dolcemente non lasciano una speranza
Scambiando i posti del passato e del futuro
Raccontano una favola dal finale sconosciuto
La luce acceca gli occhi
E provoca protuberanze dietro la retina
Le belle parole quando sono verità
Assomigliano alla bugia
Quando sono bugia assomigliano a verità

A qualsiasi cosa assomiglino le belle parole
Dolgono


© Traduzione di Vessela Lulova Tzalova e Marco Bazzato

Kerana Anghelova "Abissi"

Il vecchio sulla riva
Vecchio eterno
I suoi occhi colmi di cristalli di sale
Due abissi incavati
A volte non è nè vivo e né morto
Altre volte è contemporaneamente vivo e morto

Seduto sulla riva immobile
Luccicano conchiglie infrante di madreperla
Sui suoi sandali di gomma
Formiche azzurre strisciano sui piedi
Un ragno sferruzza una rete di rughe
Abbassandola sulla testa del vecchio
Pensa che questa sia il tempo stesso
E che il ragno sia il cacciatore del tempo
Ma che ne sa lui dell’uomo
Tanto quanto gli uomini
Sanno per Dio
Persino anche meno

Il vecchio sta seduto
I suoi occhi sono due abissi
In uno si tuffa un candido delfino
Nell’altro un transatlantico
Affondando e sparendo senza lasciar traccia
Nel Triangolo delle Bermuda
Del suo sguardo impietrito

© Traduzione di Vessela Lulova Tzalova e Marco Bazzato

Kerana Anghelova, "La città"

In memoria di Violeta Maslarova

Sulla Bogoridi
Lungo i bar spolverati con la scopa inumidita
Rasente al venditore di popcorn
E il loro profumo

Gabbiani con occhi affilati accucciati
Sulle tegole
Con pesci vivi
Vicino alla biblioteca Iavorov
Nell’aria
Odore di libri
Sacra Polvere
Trepidano le ali delle parole frusciano

Più avanti la luce irradia
Dall’interno all’esterno
Attraverso la porta spalancata della galleria
Dall’interno all’esterno
Violeta  Maslarova tiene una mostra
Sorrido senza poter fermarmi
Sorridere

Eccola la stessa Violeta
Mi sorride
Senza potersi fermare
Emana luce come un quadro

Continuo a camminare lungo le edicole dei giornali
Colmi di quello che
Non conosco
Mai lo conoscerò
Il mondo ora non mi interessa
Mi basta la via Bogoridi
Illuminata
Dal sorriso della pittrice

Un amico da incontrare
Per dirci più di due parole
Invece
Di saper tutto per il mondo
Senza che mi dica una parola


© Traduzione di Vessela Lulova Tzalova e Marco Bazzato

sabato 16 luglio 2011

Dimitar Hristov, Teatro Romano

















Il vento abita nelle tribune
le voci dei secoli
parlano con la pietra
le ore misurano  l’immemore
i plebei masticano semi
e sognano circenses
i patrizi sventolano toghe
e spettegolano
seri
come se decidessero il destino della Tracia.
Ogni spettatore
gioca il suo ruolo nella vita
e sul palcoscenico
passioni
ira
paura ed estasi
vino e sangue
seme e sudore.
È tutto predetto
l’oracolo ci ha segnati
se saremo puniti
arrivi pure l’estasi
arrivi pure la catarsi
e l’esecutore
attenda fino a domani…
Chi propone l’immortalità?
Ogni dio è profeta
ma ogni profeta non è dio.
Perciò non c’è tenda
non c’è una scatola nera
e nessuno è messia
del proprio destino.
I sedicenti tiranni
non sono eletti da Dio.
Le vittime
non sognano monumenti
e per un altro sorso di vita.
Se giungi fino a essere canuto
e diventi saggio
per essere accettato
nel coro dei vegliardi
non pensare
che questo sia un premio.
Te lo meriti!
Se tu sei nel coro
non sei persona.
Puoi fare la storia
ma altri la scrivono.
Perché Roma
è opposta a Pace…
E malgrado tutto
la penna
è più forte della spada…
Chi balbetta lì?
Divertitevi
senza freni
possedete la fama
e anche l’oblio!
L’immortalità è finita
tornatevene a casa.
Matura una nuova religione.
Arriva il nuovo dio…
Ave
amici
artisti
comparse
turisti
sportivi
anarchici nazionali
globalisti carrieristi
sessoutopistici
Ave Storia
Ave Auditorio
non voglio dibattere
nel loggione in alto
voglio laggiù sul palcoscenico
nel trinitario
postoazionetempo.
Pure allora assegnami il destino
fama od oblio
godimento o crocifisso
ma sentire
che vivo
che amo e odio
che soffro e canto
che sorrido e piango…
E quando arriva il Boia
portarvi questo piacere
non pregare
per il deus ex machina.
Per arrivederci farò ciao con la mano.
Perché i poeti
hanno inventato gli dei
per collegare
la morte con la vita
e la terra con il cielo.
Eraclea – Macedonia, 2010

Per gentile concessione dell’autore

© Traduzione di Vessela Lulova Tzalova e Marco Bazzato



sabato 12 marzo 2011

Zhivka Baltadzhieva , Biografia



















Zhivka Baltadzhieva è nata nel 1947, a Sofia, Bulgaria. Ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza nella città di Sliven, che le ha lasciato profonde tracce nelle sue opere poetiche Si è laureata all’Università di San Clemente di Ohrid, a Sofia, in filologia bulgara. Ha lavorato nella Radio Nazionale e nella rivista “Plamak”. È autrice di quattro raccolte di poesia. Traduttrice dalle seguenti lingue: spagnolo, russo, ungherese, inglese al bulgaro. Ha tradotto dal bulgaro allo spagnolo alcuni dei più noti autori classici contemporanei bulgari. Le sue ricerche e saggi sugli autori bulgari e la problematica nel campo della letteratura comparata sono pubblicate in diverse pubblicazioni di scienze letterarie.
Le poesie pubblicate, per gentile concessione dell’autrice, sono tratte dalla sua ultima raccolta “Mai altre poesie”, Ed. Janet 45.

Poesie tradotte dal bulgaro all’italiano per gentile concessione dell’autrice.

Zhivka Baltadzhieva , Poesie




















Ulisse

Addormentato mi trascinarono
sulla riva di Itaca,
solo un corpo inerte.

Prima
non mi riconobbero.
E poi nessuno mi chiese
nulla.

Uccisi i pretendenti.
Già

non devo nuotare attraverso le tempeste.

Non è più necessario inventare.

D’inventarmi.
Di essere
altro.

Di essere.

Neanch’io sogno
Ulisse.

Si è avverata
la mia fuga

nella realtà.

© Traduzione di Vessela Lulova Tzalova, Marco Bazzato






*

I particolari sono importantissimi

La lettera, dimenticata nella tasca, illeggibile
dopo che è passata nella lavatrice,
lo sguardo, che  ho oltrepassato senza attenzione,
la voce del detto, l’alito del campo tremolante
nei giudizi fulminanti,
il volto di madre quotidianamente è unico, che se ne andò.

Le particolarità sono quello che amiamo.

Ancor meno restano nel mondo civilizzato.
Industrie, quantità inestimabili sempre del medesimo.
E nemmeno un goccio d’altro. Pensavo al ritratto
del mignolo indebolito della tua mano sinistra
nel museo dei ricordi più intimi,
ma riprodurranno la mia mente e il mio cuore

e  no so dove conservarti.

© Traduzione di Vessela Lulova Tzalova, Marco Bazzato

Rada Alexandrova, Biografia


Rada Alexandrova è nata a Svilengrad nel 1943.  È una poetessa, scrittrice e drammaturga bulgara. Laureata in filologia bulgara all’Università di San Clemente di Ohrid, a Sofia. Ha lavorato presso la Radio Nazionale bulgara come redattrice nella redazione poesia e per quindici anni nella rivista letteraria “Plamak”. È stata direttrice della casa editrice Ivan Vazov, a Sofia e caporeparto editoria militare presso il Ministero della Difesa. Autrice di undici raccolte di poesie, un libro per bambini e due romanzi e di cinque opere  teatrali.
Le sue opere sono state tradotte in diverse lingue.








mercoledì 16 febbraio 2011

Tania Popova, Biografia

Tania Popova è nata il 22-07-1966 a Kostenetz, Regione di Sofia, Bulgaria.
  Nel 1989 si laurea in ingegneria presso l’Università Tecnica di Sofia. Master in microelettronica. Specializzazione in giornalismo ingegneristico. Ha collaborato in vari giornali regionali.
  Lingue straniere conosciute: macedone, russo e inglese. Vive e lavora a Sofia.
  Scrive aforismi, poesie e racconti. È autrice della raccolta di poesie “Cosa faccio con te” Edizione Multiprint, Sofia 2010.
   È traduttrice dal macedone. I libri da lei tradotti “Coloro che la pensano diversamente”, poesie di Traice Katzarov, Edizione Multiprint, Sofia 2009;
   “Papà e padre” Romanzo in racconti, di Traice Katzarov, Casa Editrice Macavej, Skopie (Macedonia) 2010.
  Opinionista letteraria presso la Radio Nazionale, programma di Musica e Letteratura e cultura Hristo Botev.

TetianaVinnik, Biografia, Biografia

Aggiungi didascalia
Tetiana Anatolievna Vinnik  è nata l’11 aprile 1984 a Negin, nella regione Cernigovska, in Ucraina. È autrice di raccolte di poesie. Con la raccolta “Preghiera Getsemana” (2008), vince il premio internazionale ucraino-tedesco intitolato a Oleg Gonciar. Riceve un sussidio del Presidente dell’Ucraina per la creatività giovanile per il suo terzo libro “Autocombustione dell’albero”.
È appassionata di filosofia dell’assurdo, esistenzialismo e psicologia della folla. Traduce opere di poeti suicidi – Ingrid Jonker, Sylvia Plath, Marina Tsetaeva. È interessata a esplorare la creatività e la morte come fuga dalla realtà.
Le sue poesie sono tradotte in polacco, russo, armeno, italiano e bulgaro. Il teatro di gioventù “Conchiglia” ha tratto dalle sue opere la rappresentazione teatrale “Venere e gli altri (ritratto della donna autentica)”. Ha lavorato come giornalista nella televisione Teleradiocompagnia (HTV) e nella stampa, redattrice nel telegiornale di Radio Era – FM.
Vincitrice del concorso “Granoslov” (2007), riceve il premio “Blagovest” (2009) e diploma nel concorso “Incoronazione della parola” nella sezione “lirica canora d’amore”. Scrive anche opere per bambini, edite in diversi almanacchi e riviste. Attualmente sta effettuando un dottorato di ricerca presso l’Università Nazionale Taras Ševčenko di Kiev.

BOŽIDAR SLAVOV (1940 – 2000)

Aggiungi didascalia
Se tu popolo
Ignorare lo scrittore solitario non significa ignorare la solitudine fino in fondo…
È grande l’anima umana nella sua solitudine…ed è immortale nel comune…
A quelli che infrangono le leggi del pensiero comunemente accettato ee entrano nei labirinti dell’eresia umana, …dedico…
La megalomania è una misura inconteggiabile!

Traice Katzarov, Biografia

Traice Katzarov è un poeta, romanziere, saggista e drammaturgo. È nato Stip nel 1959.
È laureato in giurisprudenza e regia. Lavora come direttore della programmazione del Teatro Nazionale a Stip. Nel 1993 fonda la rivista d’arte “SYM” di cui è direttore e caporedattore. E è anche uno dei fondatori e redattori del giornale degli scrittori della Repubblica di Macedonia, “STOZER”. È autore di sette libri di poesie, di due raccolte di racconti, e un romanzo. Ha scritto sceneggiature teatrali e tre volumi di critica teatrale. Vincitore di numerosi premi letterari in Macedonia.
Le sue opere sono presenti in alcune antologie e raccolte di letteratura contemporanea macedone. Una parte delle sue opere sono tradotte in inglese, albanese, bulgaro, serbocroato, russo, sloveno e turco.

Pavlina Pavlova, Biografia

Aggiungi didascalia
Pavlina Pavlova si è laureata nell’Università di Economia Internazionale a Sofia. Fino al 1990 lavora come giornalista free lance presso la Radio Nazionale bulgara, collaborando attivamente anche con la Tv Nazionale bulgara e con quotidiani e riviste di alta tiratura.  Nel periodo 1990-1992 partecipa alla scrittura e pubblicazione dei giornali “Intelletto” e il primo giornale per i rom bulgari  Gli Zingari”. Cofondatrice dell’Associazione degli “scrittori bulgari Indipendenti”, dell’Associazione degli “Scrittori Liberi”, e dell’Associazione “Club viennese”. È stata membra del Salotto letterario femminile “Evghenia Mars”.
 Ha vinto diversi premi di poesia, e nel 1989 il premio nazionale per la categoria romanzi per bambini, e anche alcuni premi europei di poesia nel periodo 1995 – 2000, ricevuti dal Centro per la Cultura Europea Aldo Moro, Italia, premi sotto l’egidia del Consiglio d’Europa.
  Il 31 ottobre 2005 le è stato assegnata la Laurea honoris causa  in letteratura di “IBC” – Gambridge, filiale “Europa”. E inclusa nel manuale “Chi chi è?” di “IBC” – Gambridge – Inghilterra, e nel “Chi chi è in Bulgaria”.
È autrice di 29 libri di poesia, del romanzo storico “Terra sotto le criniere dei venti” e di altri tre romanzi. La maggior parte dei suoi libri sono parti di fonti delle più grandi biblioteche mondiali, come la Biblioteca del Congresso a Washington, le civiche di New York e Bloomington, le nazionali a Parigi, Londra, Mosca, Bucarest, Chişinău, le universitarie a Seattle e Chicago, le statali a Mosca, Kiev, biblioteche a Praga, Skopje e Varsavia, etc.
 È membra dell’Associazione degli scrittori bulgari e dell’Associazione dei giornalisti bulgari.

Dieci poesie per la verità, di Traice Katzarov














Dieci poesie per la verità, le quali l’emigrante Tzvik ha scritto, come sembra, facilmente, molto facilmente.

di Traice Katzarov

1.
Hanno messo la verità come
un cartello – un punto nero sulla strada.
E non si ferma nessuno.
Nessuno parla seriamente di costei.
Ed essa dalla pena diventa
ancor più grande e più grande
e verso ognuno che le volta le spalle
manda un grido:
Un giorno quando sarò grande,
mi nominerò bugia!

2.
La verità dice alla bugia:
Non potrai mai vincermi.
Sono miei la terra, l’acqua e l’aria.
E anche il fuoco è mio.

La bugia scaccia con la mano e aggiunge:
Allora non c’è nulla per cui dobbiamo lottare.
Possiedo l’eternità ma questo mi basta.

3.
Si sono incontrati una volta
la verità è la bugia.
La verità ha detto alla bugia:
«Ti odio!»
«Nemmeno io ti voglio!»
«Il mondo non crollerà per questo»
concluse la bugia.
«Veramente la pensi così?»
chiese la verità.
La bugia voltò il capo
e se ne andò,
perché la verità non potesse vedere,
come il suo volto arrossiva,
come le faceva male.

4.
La verità sotto il sole
e la verità sotto la luna
rifiutavano d’incontrarsi.
Durante il giorno una viaggiava
durante la notte viaggiava l’altra.
fino a quando non caddero nelle mani dell’uomo
e una di loro divenne bugia.
L’uomo non poteva credere
che questo potesse accadere a lui
e iniziò a sentire la vita.

5.
A uno gli appiccicarono
la verità nel volto.
il povero barcollò
e cadde a terra.
Non doveva essere così’ forte – disse,
poi si cercò il corpo
e se ne andò con un sospiro, che era
più pensante della sua testa.

6.
La verità si getta verso l’uomo.
Egli prese la bugia tra le mani e
iniziò a lottare con la verità,
difendendosi dalla verità.
La verità attacca l’uomo.
L’uomo si difende con la bugia.

E sempre così, mentre
la verità dolorosamente sparì,
la bugia dolorosamente
si tramutò in verità.

7.
«A quante verità
posso dare la luce?»
si chiese il mercante delle verità
e aprì il mercato della verità.
«Verità!  Verità! Verità!»
Dappertutto si ode per la qualità
e il prezzo della verità.
«Verità!  Verità! Verità!»
«Nessuno va al mercato
e nessuno vuole la verità»
si lamenta il mercante delle verità
pentendosi perché la verità
non esce dalla sua bocca.

8.
Arriva la verità
battendo all’uomo sugli occhi,
e i suoi denti scricchiolano.

Arriva la verità e
lega le mani dell’uomo,
e suoi denti scricchiolano.

Arriva la verità e
taglia le gambe dell’uomo
e i suoi denti scricchiolano.

«Amico, per Dio»
gli dice la verità
«Perché non dici, che ti fa male?!»
«Perché penso,
che mi menti?»
le rispose l’uomo
e non può aprirsi la bocca.

9.

L’uomo torna a casa
e la moglie gli serve la verità.
L’uomo mangia con virilità, e la verità
diventa ancor più grande, e qualcosa
gli cresce in gola.
Mangia l’uomo con virilità mentre
non si spolpa fino all’osso,
mentre pienamente  non si autoconsuma.
Quando rimangono soli, la verità si rivolge
alla donna e  le dice:
«Tale uomo fino a ora
non mi hai servito!»

10.

Entra l’uomo nel bar e
si ordina verità.
Gli servono verità.
L’uomo affamato di verità
la inghiottisce in un boccone.
Ordina anche altra e terza e quarta
e chissà quante verità.
Affamato, l’uomo
le inghiottisce fino all’ultimo.
Saziato se ne va.
Vuole pagare le verità
con la bugia la quale durante tutto il tempo
fa capolino dalla sua tasca.


© Traduzione di Vessela Lulova Tzalova e Marco Bazzato

martedì 15 febbraio 2011

Pavlina Pavlova, Poesie


















Insonnia

Dopo la porzione serale di “cinema”,
alienati dal mondo e da noi stessi,
cerchiamo un approdo salvifico nel sonno, ma …invano.
E nei letti, simili a brande,
ci getta “moto sommerso”,
e lottiamo per un sorso di vita,
e urliamo! e preghiamo! e piangiamo!
Al mattino con occhi gonfi
ci guardiamo allo specchio
e ci meravigliamo quando varchiamo l’aldilà
nel mondo speculare delle anime…


Brame

Una brama per il tuo ritorno..
Una brama per le parole,
che hai  dimenticato di dirmi…
Una brama per i palmi
risveglianti la sensazione d’essere eternità…
Una brama per il tuo calore,
più reale della fiamma del fuoco.
Una brama…
e milioni d’attimi che ci dividono.
Sulla sabbia del tempo morto, camminiamo l’uno verso l’altra.


Emigrante

Quando torno a casa
dopo lunghi vagabondaggi…quando
anche il sole e la luna chiara
risorgeranno nei ricordi della sacra infanzia…
Quando la betulla dal tronco bianco
cosparge nei miei palmi faglie d’oro
e il mio spirito, abbattuto e tormentato,
restituisce le sue limpide ottave…
Quando ancora riscopro la gioia
negli occhi gonfiati di pianto di mamma,
capirò che deserto è stato il mondo
senza di lei. E che tutto è ingannevole.
Che il pane di casa è più gustoso,
e che l’acqua ha un sapore incantevole,
che rimarrò qui fino alla vecchiaia,
perché sarò utile a qualcuno.


Romanticamente

Il mio sangue diventa champagne,
appena l’amore risveglia passione e tenero brivido
nominato amore.
Le stelle dal cielo cospargono,
scintillano negli occhi, si appiccicano sui capelli a lungo –
il mondo è come nuovo.

Oh, dobbiamo festeggiare fino a tardi
sotto questo fuoco d’artificio stellare nella notte senza luna.
Amami adesso.
Lo champagne è nel mio sangue – guardami –
sono ninfa, giunta da te e senza nome…
Ti amo adesso…


Una camera d’albergo

La tua voce mi sussurrava nell’orecchio
 e mi trasportava in una camera d’albergo.
Attraverso la cornetta del telefono mi inondavano
vampate di calore.
Inutilmente cercavo il coraggio
d’ammettere i miei sentimenti
innanzi all’occhio severo della gialla luna.

La tua voce mi sussurrava nell’orecchio,
ma le distanze erano irreali.
Sentivo percettibilmente la tua presenza
nell’infinito della notte.
Le stelle si incendiavano come candele rituali
e tremolavano unite ai riflessi della passione.

La tua voce mi sussurrava nell’orecchio
ricordandomi  come fortemente ti desidero.
Davvero anche ‘sta notte impallidirà,
come le altre si scioglierà?
Il mondo è pieno di camere d’albergo,
ma non sono queste che desidero.
Vieni da me, amore mio, e riscaldami…


© Traduzioni di Vessela Lulova Tzalova e Marco Bazzato

Tania Popova: Poesie


















Penelope



 Togliti il cappello, cappotto e scarpe.
Togliti anche l’anello, occhiali e orologio.
Lascia fuori l’offesa e i pregiudizi,
i tormenti oscuri, e le paure.
Spogliati anche della camicia che tempo fa cucii per te.
Togliti la maschera e la castità…e vieni.
Ora sei lo stesso, ti ho riconosciuto. Resta.
Già ho tessuto il lenzuolo funebre.
Ti ho atteso fino all’ultimo. In quest’istante non ha senso dove sei stato.
Vieni, saremo insieme sino al consumarsi della candela.




Focolare

Ciao, amore,
da quando non si siamo incontrati?
Da alcune vite, da anni…comunque sia.
E tra di noi è rimasto sempre così bruciando senza fiamma
il focolare di una tristezza, nel quale
ancora troveremo qualche carbone ardente.
Porterò le cicatrici sulle dita
perché frugo tenacemente tra le ceneri
perché ho un sapore rancido sulle labbra
dai baci  incenerenti.

Ciao, amore,
verso dove viaggi?
Stai tornando o stai partendo?...Comunque sia.
Da quanto non ti sei innamorato?
Soltanto hai vissuto, hai vagheggiato, hai sognato nell’apparenza.
Sono sicura che ci incontreremo ancora.
Ma resteresti con me almeno per poco
per incendiare nuovamente il focolare con amore?



Ora esatta

Ho guardato l’orologio sulla tua mano.
Aveva un quadrante blu scuro.
Sono blu scuri anche i miei occhi,
che mai più
 ti guaderanno con amore.
Sul quadrante è disegnato il tempo.
Il nostro tempo che già è scaduto.
Da soli abbiamo messo le lancette su di esso.
Da soli abbiamo definito le distanze tra di esse.
Chissà se mai si raggiungeranno.
Chissà se arriverà l’ora esatta,
l’ora esatta per l’amore.
Il tempo si è fermato.
E a cosa ti serve questo orologio?


© Traduzione di Vessela Lulova Tzalova e Marco Bazzato

Tetiana Vinnik, poesie

Tetiana Vinnik
Poesie

***
Sulla Luna fracassata
giaceva un corpo senza forze –
covanti bianchi carboncini.
Si scioglievano le tracce nell’abisso.
Le braccia bollenti.
E non una torta nuziale
giaceva sul tavolo a festa,
ma un paio di nastri rossi .
Resuscitati torrenti insanguinati.
E fluivano come lacrime
sulla tovaglia bianca,
lasciando segni appena visibili.
E perché, ho pensato,
che così corrono solo
i bambini mai nati,
o le ultime gocce di sangue,
colme di speranza,
partorite con dolore,
spaventose e peccaminose.
E mi è sembrato, che giaccio
così vicino
accanto
alla bara e alla culla
inchiodata con le radici all’Albero della Stirpe
e con un pianto fanciullesco.
E ho urlato a mio marito
con isterica voce
e quanto più urlavo –
tanto più limpida divenivo,
più trasparente e più chiara,
attraverso il cordone ombelicale,
con cui sono collegata alla Luna.
E ho urlato nuovamente a mio marito
di portare la mia ombra,
riempito di latte caldo
divenendo più sottile di un raggio.
E ho urlato per la terza volta mio marito
con un bacio ardente
di legarmi le mani
per non toccare lo specchio frantumato
sopra il mio capo.

Devi dar da mangiare al bambino,
perché adesso si è svegliato!
Disse mio marito sorridendo

ed io tutt’ora non capivo:
Perché
erano così
vicino a me
la bara e la culla!?

© Tetiana Anatolivna Vinnik, tutti i diritti dell’autrice.
© Traduzione di Vessela Lulova Tzalova e Marco Bazzato

Dal libro “Dì, vita!” di Bogidar Slavov (1940 – 2000)

Se tu popolo


Ignorare lo scrittore solitario non significa ignorare la solitudine fino in fondo…
È grande l’anima umana nella sua solitudine…ed è immortale nel comune…
A quelli che infrangono le leggi del pensiero comunemente accettato ee entrano nei labirinti dell’eresia umana, …dedico…


La megalomania è una misura inconteggiabile!

Bulgaria

Non sei terra, Bulgaria
ma sei lega
di sangue,
lacrime e
ferite!...
Non sei terra!
La terra
partorisce anche i vermi !
Ma il tuo ventre
lacerato dalle esplosioni
partoriva titani!
Non sei terra, Bulgaria
ma sei lega
di sangue,
lacrime e
ferite!...


Con occhi rivolti
all’infinito,
pregherò che un diluvio non cancelli
il tempo…
Il tempo,
nel quale
convivo con le tempeste…,
nel quale
con il Sole sano le ferite…,
nel quale
Hus bruciò...,
nel quale
dai roghi rimane cenere…,
nel quale
cerco l’immortalità…
Con occhi rivolti
all’infinito,
pregherò che un diluvio non cancelli
il tempo!...

Traduzione di Vessela Lulova Tzalova e Marco Bazzato